C’era una volta un Castello…

“…de castro quod vocatur Moricicla,
positum inter Muricem et Clarignanum,
(…) in plebe de Luzzano”
17-XI-1078 (cit. Paul Fabre)

Castello Clarignano zoom aereoC’era una volta un Castello, nel cuore verde d’Italia, che era anche un feudo tra altri due castelli, ancor oggi esistenti, quello di Morcicchia e quello di Moriano, che insieme divennero libero Comune e che ora fanno parte del territorio del Comune di Giano dell’Umbria.Mappa Giano-ClarignanoPer raggiungere quel che resta del nostro castello basta percorrere pochi chilometri a piedi in un ameno territorio collinare ai piedi del ventoso monte Martano, che li custodisce da sempre e ne disegna il profilo lussureggiante.
EDM_7859EDM_7882In un susseguirsi di querce, ulivi e lecci, continuamente accerchiati dagli Appennini a nord e dai Martani a sud, chi vorrà andarne a cercar le vestigia si perderà in un tourbillon di profumi, rumori, colori che fanno tutti la rima con una parola breve ma diffusa in questo angolo di Paradiso: pace.
EDM_7887E’ a questo punto che si comincerà a scorgere una “torre di Sentina”, che svetta nel verde che si attorciglia in un vortice di luce e chiaroscuri vertiginoso.
La sua storia racconta dell’inizio della fine del nostro castello: più precisamente l’undici di Agosto del 1486, quando il Comune di Spoleto decise di costruirla, poderosa, nel sito del castello in gran parte diruto e forse con parziale impiego dei relativi materiali, affidandone i lavori a Matteo di Francesco da Settignano, il quale la portò a totale compimento verosimilmente nel corso del 1491.
Torre di Clarignano 2005Questa foto del 2005 racconta però dell’ennesimo abbandono e di una strana “Damnatio Memoriae” che vede protagonista il feudo, la famiglia, il castello e la torre stessa: perché dei Clarignano-Clarignani è rimasta traccia in una via di Montefalco, comune che li ospitò quando ancora si chiamava Coccorone prima che il puer umbriae/apuliae Federico II decise di cambiarne il nome, in un vino bianco prodotto dalle colline della “Ringhiera dell’Umbria”, in uno sparuto e spaurito stemma araldico (che poi son due…) e la memoria di un Sebastiano attore di teatro cinquecentesco…
Stemmi Montefalco 1795Stemma Clarignano-iMa questa storia di abbandoni è talmente strana ed avvincente che tocca anche i castelli vicini (Morcicchia e Moriano), il toponimo della vallata (detta Normannia o Normandia dal passaggio dei popoli che qui stazionarono per secoli ma che poi niun più ricorda…) ma soprattutto dissolve anche un topos indistruttibile, nello Stato di Santa Romana Chiesa: la pieve di Santa Maria di Lucciano, chiesa matrice di tutte le chiese alto medievali del territorio degli attuali comuni di Giano, Castel Ritaldi, Montefalco, Gualdo Cattaneo e Trevi, abitata dai benedettini, come d’altronde la meravigliosa Abbazia di san Felice
EDM_7910Dell’edificio non resta praticamente più nulla, se non delle sbiadite fotografie di decenni fa dei ruderi poi arati bellamente e sepolti, e testimonianze di riutilizzo nella più recente frazione di Fabbri nell’edificazione della chiesa di san Filippo Neri e di case limitrofe (sic!): ammetterete che il mistero si fa sempre più intrigante…
Mappa ClarignanoIl territorio dell’antico castello nel XVI secolo, dopo guerre fratricide legate al pascipascolo ed a millaltre motivazioni, viene suddiviso tra i Castelli di Morcicchia-Moriano, Giano dell’Umbria, Colle del Marchese e Montefalco, nonostante le pretese continue dei comuni di Trevi, Todi e dello stesso Spoleto.
EDM_7890Ducato di Spoleto che esercitò il suo fascino sulla misteriosa famiglia presumibilmente arrivata dal nord Europa e che decise di aggraziarsi le famiglie patrizie della guelfa cittadina nel XIII secolo acquistandoci un palazzo che divenne l’avanposto nel territorio nemico, visto che la parte storica della famiglia era molto più legata all’Impero e quindi di parte ghibellina, tanto che il nostro castello era sempre “tenuto” dagli Hohenstaufen con i soliti Morcicchia e Moriano nelle loro ripetute scorribande in terra umbra.
Castello di Clarignano stradaEDM_8028Sarà stata questa sua ascendenza legata agli svevi, anche se forse come prima ricordavo bisogna risalire ai normanni od ai franchi per l’origine del cognome della famiglia (poi ceduto al luogo o viceversa…), a decretarne questo sfortunato destino: oggi, recintato con filo spinato comunale e cancellata privata, l’area del castello si raggiunge inerpicandosi su di un sentiero bianco battuto e costeggiato da fratel ulivo e da boscaglie sempreverdi che testimoniano quell’aria “nordica” di questo angolo di valle spoletina.
Clarignano Liuni Alessio 19-05-2011 Prospetto SezioneEDM_7936Grazie a dei privati (…e lo Stato italiano nella persona del Comune di Giano dov’era? Lo usava per fare cassa?…) nel 2005 la torre viene ristrutturata, restaurata e, siccome se ne sa molto poco, chiusa al pubblico!
EDM_7990Nonostante ciò, il suo fascino vigilante ed austero è una calamita che attrae passanti, turisti consapevoli ed Amanti del bello, che piano piano cominciano a “sentirne” parlare paradossalmente grazie al suo essere respingente, impervia, monolitica, austera…
EDM_7992EDM_7957EDM_7961-69Lo scoglio su cui il Rosso da Settignano la edifica per conto degli spoletini si lascia a nord quello che doveva essere il locus del castello, ora infestato da rovi e piante secolari cresciute alla rinfusa; ed il sentiero che forse ne delimita il precedente giro di mura si perde nella vegetazione, ricongiungendosi col sentiero di ascesa, disegnando quasi cinicamente un cuore verde…
EDM_7994Resta la solenne bellezza di un manufatto costruito prima della scoperta delle Americhe, a testimonianza di una antica famiglia che ebbe il solo torto di essere straniera in un territorio fatto di stranieri, governato da stranieri che straniero non dovrebbe essere.
O forse si…
EDM_7987A meno che, anche e soprattutto per il nostro Castello, straniero venga utilizzato come lo usavano filologi come Agnolo Poliziano, che da quella parola derivavano l’ascendenza franca estrangier, o sassone strange, che vuol dire STRANO: “l’aria intorno avea di Sogni piena di varie forme e stranier portamenti”…
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Allontanandosi dal “cuore verde” del castello la sensazione di presenze assenti è fortissima, e la si ritrova in ogni dove, pur rinchiusa in un fiorellino di campo invernale celebrante la rinascita, l’inizio di un nuovo anno o l’apertura di una nuova porta, di un nuovo capitolo: d’altronde qui siamo nel territorio di Giano, il Dio che dà il nome al primo mese dell’anno, che controlla la fine e l’inizio, che simboleggia l’ambiguità bifronte dell’essere umano, che Ama la bellezza ma se ne dimentica ad ogni piè sospinto…
EDM_8010E così la nostra storia dovrebbe finire alla fine del 1565 con la morte dell’ultimo discendente della famiglia Clarignano, Angelo Troili, generale di eserciti sotto l’imperatore Carlo V: il Comune di Spoleto vendette a varie famiglie nobili o benestanti il territorio del castello come i Parenzi, gli Ancajani, i Sanzi ed i Maestrini.
EDM_7955Ma se vorrete tornare a cercare l’essenza del castello di Clarignano, successivamente ridotto a torre, dimenticato dai più ed anche dagli abitanti locali (che la chiamano erroneamente torre di Morcicchia…) potrete farlo camminando per dei bianchi sentieri, affrontando dolci ascese e delicate discese, inebriandovi di profumi antichi ed ancestralmente attuali.
EDM_7999 Potrete così apporre la frase che, da sempre, chiude le storie che cominciano con “c’era una volta”: e vissero felici e contenti.
Anche se una leggenda

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