#InvaDiGiano2017

InvaDiGiano 2017Anche quest’anno, come ormai dalla loro nascita, ho deciso di organizzare una Invasione Digitale  nel mio attuale comune di residenza, il mio Paradiso in terra, Giano dell’Umbria.Giano dellUmbriaCome di consueto, con un post cerco di spiegare il motivo per cui dovreste venire fin qui nel grembo nord del monte Martano ad ‘invadere’ questo edificio frutto dell’umano intelletto e della sua propensione all’eternità: il complesso monumentale di san Francesco d’Assisi.San Francesco notturno 2013Per farlo, vi introduco ad una storia narrata dal più illustre mio compaesano, estrapolando dalla ‘Cronaca‘ il passo nel quale questo figlio della terra italiana viene scelto dal poverello d’Assisi per portare il francescanesimo in Germania.Diapositiva 1

…nell’anno del Signore 1221, il 23 maggio, indizione XIV, nel santo giorno della Pentecoste, il beato Francesco celebrò un Capitolo generale a Santa Maria della Porziuncola.

A questo Capitolo prestava premurosamente servizio la popolazione del luogo, la quale forniva in abbondanza il pane e il vino, lieta del raduno di tanti frati e del ritorno del beato Francesco. In questo Capitolo il beato Francesco predicò ai frati scegliendo il tema: “Benedetto il Signore, Dio mio, che istruisce le mie mani alla lotta”Acquasantiera FFPAlla fine di questo Capitolo o, meglio, quand’esso ormai volgeva al termine, il beato Francesco si ricordò che la fondazione dell’Ordine non aveva ancora raggiunto la Germania.

Essendo egli in quel tempo debole di salute, tutto ciò che doveva esser comunicato al Capitolo da parte sua veniva detto da frate Elia. Il beato Francesco, restando seduto ai suoi piedi, tirò per la tunica frate Elia, il quale, inchinatesi verso di lui e sentito quel che voleva, si rialzò e disse: “Fratelli, il Fratello intendendo così il beato Francesco, che da loro era chiamato il fratello per eccellenza dice che c’è un paese, la Germania, in cui vivono uomini cristiani e devoti. Come ben sapete, questi, animati dalla speranza, con i lunghi bastoni e i grandi ceri passano nella nostra terra cantando le lodi di Dio e dei suoi Santi pieni di sudore sotto i raggi ardenti del sole e visitano i sepolcri dei Santi. Ma poiché i frati mandati talvolta da loro ne tornarono maltrattati, il Fratello non costringe nessuno ad andarvi. Tuttavia se alcuni, ispirati dallo zelo per Dio e per le anime, volessero partire, ad essi egli intende dare la stessa obbedienza e anzi una anche più ampia di quella che darebbe a quanti vanno oltremare. E se qualcuno c’è che intende andare, si alzi e si ponga in un gruppo a parte”. Infiammati dal desiderio di martirio, si alzarono circa novanta frati pronti ad offrirsi alla morte e, postisi in disparte secondo l’invito, aspettavano di sapere chi, quanti, come e quando dovessero partire.Tavola sopra altare San FrancescoAl Capitolo c’era allora un certo frate il quale, nelle sue preghiere, soleva supplicare il Signore affinché la sua fede non venisse né corrotta dagli eretici della Lombardia né messa in pericolo dalla crudeltà dei Tedeschi. Ed egli chiedeva al Signore che, nella sua misericordia, si degnasse di liberarlo da queste due prove. Costui, vedendo alzarsi molti frati pronti ad andare in Germania, pensò che sarebbero stati immediatamente martirizzati dai Tedeschi. Dolendosi di non aver conosciuto per nome quelli inviati in Spagna e già martirizzati, volle evitare che gli accadesse con questi quanto già gli era accaduto con quelli. Alzatesi dal mezzo della moltitudine, andò presso di loro e passando dall’uno all’altro domandava: “Chi sei e di dove sei”, perché riteneva gloria grande, nel caso fossero stati martirizzati, il poter dire: ho conosciuto questo, ho conosciuto quello”. Tra loro c’era un frate diacono di nome Palmerio, che poi fu guardiano del convento di Magdeburgo: un tipo allegro e spiritoso, oriundo del Gargano nelle Puglie. Giunto da lui il frate curioso e avendogli domandato chi fosse e come si chiamasse, rispose: “mi chiamo Palmerio”, e subito, afferrandolo per la mano, aggiunse: “anche tu sei dei nostri e partirai con noi”. Voleva infatti condurlo con sé in mezzo ai Tedeschi mentre l’altro aveva già pregato Dio più volte di mandarlo dove volesse tranne che là. Quegli, inorridendo al nome dei Tedeschi, replicò “non sono dei vostri e tra voi sono venuto per conoscervi e non per partire con voi”. Frate Palmerio, prevalendo col suo buon umore, lo trattenne e, nonostante gli si opponesse con le parole e coi gesti lo trasse a terra e lo costrinse a sedersi con lui in mezzo agli altri. Nel frattempo, mentre ciò accadeva e il frate curioso era ancora trattenuto con gli altri, egli fu assegnato a un’altra provincia con la formula: “II frate tale vada nella provincia tale”. Mentre i novanta frati erano in attesa della decisione, fu designato ministro provinciale della Germania il tedesco Cesario, nato a Spira come ho già detto con la facoltà di scegliersi chi volesse di quei novanta. E avendo trovato tra gli altri il frate curioso, da loro gli fu suggerito di portarlo con sé. Ma quello, che andava malvolentieri tra i Tedeschi, continuava a ripetere: “Non sono dei vostri e non mi sono alzato con l’intenzione di partire con loro”. Così fu condotto da frate Elia. I frati della provincia cui era stato destinato, sentendo ciò, poiché egli era debole di salute e troppo freddo il paese in cui doveva andare, si davano da fare per trattenerlo. Frate Cesario tuttavia mostrava in tutti i modi di volerlo condurre con sé.Oleum-Infirmo-VTroncò la lite frate Elia dicendo così: “Ti ordino, o fratello, per la santa obbedienza, che tu decida una buona volta se vuoi andare o rinunciare”. Ma egli, legato all’obbedienza, non sapendo che fare, era imbarazzato a scegliere secondo il suo sentimento per non dar l’impressione, con una scelta, di agire secondo la propria volontà. A causa della crudeltà dei Tedeschi aveva paura a partire, per non mettere in pericolo la sua anima nel caso avesse perso la pazienza tra i martirii.

Così, perplesso fra le due decisioni e non trovando da solo una soluzione, si avvicinò a un frate già provato da molte tribolazioni, quello che in Ungheria come è stato detto aveva perso quindici volte le brache, e gli chiese consiglio con queste parole: “Fratello carissimo, ho ricevuto questo ordine ma ho paura a scegliere e non so che fare”. E l’altro: “Va’ da frate Elia e digli: “Fratello, non voglio né andare né restare, ma ciò che mi ordinerai io farò. E così ti libererai da tale perplessità”. E così fece. Sentito ciò, frate Elia gli comandò, in virtù della santa obbedienza, di affrettarsi ad andare in Germania con frate Cesario.EDM_7072Era, quell’uomo, frate Giordano da Giano, quello che ora vi scrive questa cronaca, il quale proprio per tali circostanze giunse in Germania, scampò alla furia dei Tedeschi, di cui aveva orrore, e insieme a frate Cesario e ad altri trapiantò in Germania per la prima volta l’Ordine dei Frati Minori.

Se sono riuscito ad incuriosirvi, vi aspetto domenica 7 Maggio alle ore 10.00 (ma anche nelle ore a seguire…) in Gianoteca, per poter liberare la cultura dai preconetti e dall’ignoranza di chi pensa che per poter gioire della bellezza esistente bisogna essere preparati, aver studiato chissà cosa o chissà che…Giano dall'alto Agosto 2016

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