Ciao zio…

Ernesto de Matteis

Ernesto de Matteis

Proprio come me.

Perchè sia io che lui lo abbiamo ereditato, questo nome: come si faceva una volta.

Tramandato di generazione in generazione.

Non era quello del padrino (ciao zio Antonio, tu sei andato via prima, seppur più giovane…), non era quello del nonno materno (ciao mitico Oreste, ci manchi…).

E’ il primo nome, quello del fratello del nonno paterno, ma anche quello dello zio maggiore sempre della progenie paterna.

Zio Ernesto…

Lo zio che sapeva prendersi in giro, che ricordo sin da quando ero piccolo scherzare delle dita perse tra una piallata ed una risega: perchè zio era un falegname.

Un falegname vero: di quelli che per fare qualcosa ti chiedevano cosa volevi ottenere, ti guardava attonito/incredulo/sconcertato, ci studiava su (un falegname?!?), si documentava, e poi lo faceva.
Anche meglio di come te lo eri immaginato.

Zio Ernesto 3th sx alto

Nato tra le 2 guerre nella nostra Brundisium, aveva gli occhi svevi, come babbo, come la nonna, di quell’azzurro ghiaccio che mutavano in un sinistro grigio se in collera od in un verde smeraldo quando erano scheggiati dalla luce ti lu sule, e i capelli mossi e chiari, come quelli di babbo.

Zio aveva un sorriso contagioso.

Zio e zia al barAveva sempre una buona parola per tutto e per tutti, si prodigava e cercava di metter pace nelle situazioni ingarbugliate.

Lui, nato al sud, cresciuto sportivo come il mio babbo, con i guantoni si son fatti largo dopo la guerra per sfuggire a strade difficili: poi il piano di ricostruzione post-bellico li portò a Torino, ed il resto è storia…

Zio era un artista.

Il grido cornice webQuando andai in bottega da lui, ed era il periodo in cui la stava dismettendo, gli diedi l’incarico più strano che un falegname può sentirsi affidare: fare delle cornici con la corteccia di noce per delle fotografie di ulivi in bianco/nero…

Quando gli raccontai della mostra che anni prima avevo visto e che mi rimase impressa più che per i dipinti manieristi del tardo ‘500 per le strane ma efficaci cornici, composte da cortecce grezze d’albero, lui mi guardò di sghimbescio, e come al solito mi apostrofò “architè, ce tte vinuto a ‘n capu” (architetto, che t’è venuto in mente).

Sapevo che per lui le sfide erano una bazzecola.

Lui che aveva vissuto 2/3/4/1000 volte.

Lui che ne aveva viste cose che noi umani…

Dolce e sincero, sempre presente, mai mieloso, sapeva quello che diceva: come quando provai a fargli capire il mio credo, e guardandomi di sghimbescio con la mano sul volto ed allargando il medio e l’anulare mi diceva ghignando: “Socrate, Buddha e tutti ‘sti befani t’hanno rincitrullito…”, ma poi a bassa voce confermava “avessi letto un decimo di quello che tieni ‘nta la capoccia architè…

Zio sapeva quello che faceva.Zio e zia

Una moglie meridionale forte, come tutte le donne del sud estirpate dalla loro terra, con una mamma (nonnaaaaaaaaaaaaa ci manchi!) con degli occhiali di Filiniana memoria ma con un cuore enorme, che sommate ai due gioielli avuti, Mina e Gianna, componevano il suo harem: coccolato e riverito da 4 donne, a volte si scherniva di tante attenzioni…

Zio era zio.

Ora voglio trovare la forza di riscrivere quello che m’è capitato di scrivere quando un Amico/a aveva perso qualche persona cara, perchè l’ho sempre pensato e so che è una vera verità:
il dolore che proviamo in questi momenti è solo segno del nostro egoismo.

Egoista chi pensa che chi ci lascia lo faccia per farci soffrire.

Egoista perchè pensa solo alla perdita, mentre dovremmo sorridere al ricordo delle mille e mille cose meravigliose che ci ha fatto vivere.

Se Ernesto oggi è Ernesto, lo deve anche a te, zio.

So che lo sapevi ma oggi voglio scriverlo qui, che resti indelebile, in questo diario virtuale che ormai segna la vita dell’essere umano contemporaneo.

Strana senzazione, ieri, quando mi hanno comunicato quel che ti è successo.

Non mi capitava più da tanto.

Ecco, ho pensato, è arrivata l’ora.
Si comincia…

Ora devo dimostrare che quello che ho elaborato, che quello che sono, che quello che penso, è Ernesto.Morte x Socrate

“Se poi al contrario la morte è come trasferirsi da qui verso un altro luogo e sono vere le cose che si dicono, (e cioè) che dunque là si trovano tutti i morti, quale bene più grande di questo ci sarebbe, o signori giudici?”

Salutami tutti, lì: Massimo, Pino e Totò, i caciaroni partenopei.
E nonno, nonna, zio Antonio, zia Ida e, so che te lo sei già trovato davanti, Roberto.
Noi da qui continueremo a volerti bene, perchè te lo meriti.

Ciao zio, ci si rivede…

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